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Dal disagio al benessere: a Maggiora una serata per ripensare lo sguardo sui giovani
Si è svolto ieri sera, presso la Sala Biblioteca di Maggiora, l’incontro “Adolescenti e benessere”, promosso nell’ambito del progetto Stranger Teens. Una serata partecipata e intensa, che ha messo al centro una domanda semplice ma decisiva: cosa significa davvero stare bene, oggi, per un adolescente?
Ad aprire l’incontro è stata Federica Demicheli, presidentessa di Vedogiovane, che ha introdotto il progetto partendo da una provocazione: «Gli adolescenti sono strani o siamo noi che siamo estranei?».
Stranger Teens è un progetto che attraversa diversi territori – Cureggio, Borgomanero, Ghemme e Maggiora – e che mette in campo azioni integrate: un centro educativo per minori, il progetto “Anno 0” per prevenire l’abbandono scolastico e percorsi di autonomia abitativa per i giovani. Un lavoro che tiene insieme dimensione educativa, sociale e territoriale.
A seguire, l’intervento del vicepresidente Marco Martinetti ha spostato il focus su un cambio di prospettiva: «Di adolescenti si parla quasi sempre quando c’è un problema. Noi partiamo da un’altra domanda: cosa li fa stare bene?». Il benessere, ha sottolineato, non nasce nell’isolamento ma nelle relazioni: «Si costruisce nello stare insieme — tra pari, ma anche con la presenza di adulti». Da qui l’importanza di creare spazi concreti di incontro, soprattutto in contesti come Maggiora, dove la dimensione comunitaria può diventare una risorsa reale. «Gli adolescenti non sono il futuro, sono il presente».
Uno sguardo clinico e sociale è arrivato dal dottor Giorgio Castignoli, direttore della Psichiatria area nord ASL Novara, che ha invitato a riflettere sulle parole che spesso associamo all’adolescenza. «La prima è paura — e la paura crea distanza». Ma tenere a distanza non è la risposta: «Gli adolescenti hanno bisogno di essere incontrati». Castignoli ha evidenziato come il periodo del Covid abbia accelerato dinamiche già in atto, tra isolamento e perdita di socialità, sottolineando un rischio: lasciare soli coloro che stanno crescendo. «Gli adolescenti non sono il nostro futuro. Sono il loro futuro. Non lasciamo chi cresce da solo».
Il tema della relazione e della comunità è stato ripreso anche da Laura Magistrini, referente dell’Ufficio Progettazione del C.I.S.S. di Borgomanero: «La solitudine chiude. La vicinanza cambia tutto». Stare con gli adolescenti significa ascoltare davvero, uscire dai propri schemi. E spesso sono i gesti più semplici a fare la differenza: accompagnare qualcuno a fare sport, attivare una rete informale, creare occasioni di prossimità. «Le cose accadono quando ci sono spazi per accogliere — fisici e non. E la responsabilità educativa è di tutti».
Un contributo concreto è arrivato dall’esperienza raccontata da Leonardo Mereta, animatore sociale e culturale di Vedogiovane, attraverso il progetto Non so se sto bene. Tutto nasce da una domanda: qual è il luogo che ti fa stare bene? Da qui una mappatura reale costruita insieme ai ragazzi, tra luoghi inaspettati e quotidiani: un panificio, barche rimesse a posto dai detenuti, una biblioteca sulla spiaggia. Da questo lavoro sono emerse indicazioni chiare: costruire reti oltre la scuola, rendere accessibili i servizi, creare spazi senza performance — luoghi dove poter stare senza dover dimostrare qualcosa — e soprattutto fare le cose insieme.
Nel corso della serata è stato approfondito anche il valore strutturale del progetto Stranger Teens, che accanto alle attività educative e animative prevede interventi di rigenerazione degli spazi. Tra questi, il più significativo riguarda proprio Maggiora: la struttura coinvolta nel progetto sarà completamente ristrutturata e ripensata per accogliere diverse funzioni, con spazi dedicati a laboratori e attività per bambini, adolescenti e giovani, affiancati da piccoli appartamenti per l’autonomia abitativa.
A portare il saluto dell’amministrazione è stato il sindaco Roberto Balzano: «Il benessere si costruisce insieme, anche in un piccolo comune». Un territorio che già oggi si dimostra attivo e che, accanto ai progetti per i giovani, vedrà nascere anche uno spazio dedicato all’ospitalità degli anziani, in un’ottica di comunità più ampia e inclusiva.
A chiudere, l’intervento di Roberta Tredici, ingegnere responsabile del progetto edilizio, che ha raccontato il senso della trasformazione degli spazi: «Ogni luogo racconta qualcosa. Questo lo stiamo riscrivendo». La struttura di Maggiora è una casa di ringhiera, una tipologia architettonica che porta con sé un’idea di vita condivisa, di prossimità, di incontro. L’obiettivo non è stravolgerla, ma restituirla alla sua vocazione originaria: essere uno spazio di comunità.
La serata ha lasciato un messaggio chiaro: il benessere degli adolescenti non è una questione da affrontare solo nei momenti di crisi, ma un processo da costruire ogni giorno. Richiede presenza, relazioni, spazi e responsabilità condivise. Richiede, soprattutto, una comunità capace di esserci davvero.
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